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domenica 2 ottobre 2016

Referendum Ungheria

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2016/10/02/ASNgByWE-salveremo_razzisti_scommessa.shtml Per l’Europa sarà una prova cruciale, un altro test pesante dopo lo choc Brexit. Se, come da pronostici, vincerà il no (da alcuni sondaggi dato al 95%), la piccola Ungheria avrà recapitato il suo messaggio all’Unione in modo forte e chiaro, il segnale dei Paesi dell’Europa Centrale e del gruppo Visegrad che rivendicano la loro centralità nel club dei 27. E ieri, con un tweet, il leader euroscettico olandese del Partito per la libertà Geert Wilders ha tenuto a ribadire che «un no ungherese equivale a un no a Bruxelles». Anche se Orban continua a dichiarare di essere «fermamente europeista».

sabato 1 ottobre 2016

Ma l'obiettivo del Carroccio non si riduce solo ai rapporti diplomatici ma punta ad analizzare e studiare la possibilità di far aderire la Regione Lombardia al gruppo di Visegrad che riunisce Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. Un progetto di cooperazione politica ed economica, nato nel 1991 dopo la dissoluzione del blocco sovietico, ma che recentemente ha ripreso vigore soprattutto nella dura critica alla Commissione europea, non solo per le quote migranti, e per ridare vigore ai parlamenti nazionali. "L'aspetto più interessante del gruppo di Visegrad - continua Grimoldi - e' che i governi che lo compongono sono di varia estrazione politica, non solo nazionalisti. Anzi Robert Fico, premier slovacco, e' socialdemocratico come quello della Repubblica Ceca Milos Zeman. Le assonanze con la Lega Nord sono evidenti laddove i governi tutelano gli interessi dei loro cittadini e non il contrario come capita con il Governo Renzi. La Lombardia ha la possibilità di creare un asse di cooperazione e di idem sentire rispetto all'Europa dei Popoli e al futuro del nostro Continente. Come sarà possibile lo verificheremo nel breve periodo, iniziando magari come partner aggiunto oppure come osservatori. Poi l'adesione potrebbe arrivare anche dal Veneto attraverso l'Austria che in caso di vittoria alle presidenziali del nostro alleato Hofer aderirà al gruppo di Visegrad."http://www.huffingtonpost.it/2016/10/01/referendum-ungheria-orban_n_12282756.html
Il fiorino ungherese (in ungherese forint), è la valuta ufficiale dell'Ungheria. Il codice ISO 4217 è HUF. Un fiorino era suddiviso in 100 fillér. I fillér non sono più in circolazione dal 1999. Il nome deriva da quello del fiorino di Firenze, una moneta d'oro coniata per la prima volta nel 1252. In Ungheria, florentinus (più tardi forint), fu una moneta d'oro in uso dal 1325 sotto Carlo Roberto d'Angiò. Subito divenne una delle monete più forti della regione. Pesava 3,40 g come il fiorino di Firenze. Il fiorino fu introdotto in Ungheria il 1º agosto 1946, dopo l'iperinflazione subita dal pengő nel 1945-1946. Il processo fu diretto dal Partito Comunista Ungherese, che teneva l'importante carica ministeriale, e il successo del fiorino fu utilizzato per ottenere vantaggi politici, contribuendo alla conquista del potere da parte del Partito Comunista nel 1948-49. Il fiorino rimpiazzò il pengő al cambio di 1 fiorino = 4×1029 pengő. Dopo la sua introduzione nel 1946, il fiorino rimase stabile per diversi anni, ma iniziò a perdere il suo potere d'acquisto appena il sistema economico dello stato perse la sua competitività durante gli anni settanta ed ottanta del Novecento. Dopo il cambiamento di regime del 1989-90, il fiorino ebbe per tre anni una forte rivalutazione (35% circa), ma rilevanti riforme riuscirono a stabilizzarne il valore. Dopo l'anno 2000 il valore relativamente alto del fiorino sul mercato (specialmente in confronto con il dollaro statunitense che stava diminuendo di valore, ed in parte anche nei confronti dell'euro) svantaggia l'industria ungherese che è fortemente indirizzata all'esportazione nei confronti delle industrie straniere con valute più deboli. All'interno del processo di integrazione dell'Ungheria nell'Unione europea e nell'euro, era previsto che il fiorino scomparisse verso il 2010-2012, secondo la situazione economica. C'era un'opinione diversa tra la Banca Nazionale ungherese ed il governo ungherese sulla possibilità di riuscire a raggiungere, secondo quanto richiesto dalla UE, gli obiettivi di bassa inflazione e di debito ridotto entro il 2010.

Ungheria, colloquio con lo Jobbik su migranti e Islam

Ungheria, colloquio con lo Jobbik su migranti e Islam



 Anche se il 2 ottobre vince il no si può innescare una reazione a catena tra gli Stati europei contrari all'accoglienza, cambiando le politiche Ue sui migranti.
R. La Gran Bretagna se n'è andata, ma con l'Ungheria restano la Polonia, la Slovacchia, la Repubblica ceca. Anche in Austria c'è una grande crescita delle forze euroscettiche e contro l'immigrazione. In Germania c'è Alternative für Deutschland, in Italia il Movimento 5 stelle e la Lega Nord, in Francia il Fronte nazionale, in Olanda il partito di Geert Wilders... Orban dovrebbe comunque fare rete: l'unica soluzione davvero ragionevole.

Ungheria, Orban rischia col voto sui migranti

Ungheria, Orban rischia col voto sui migranti
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Era, agli inizi della carriera politica, un liberale doc, è diventato un nazionalista conservatore definito da molti «il talismano della destra europea» o il «capofila degli euroscettici». Domani Viktor Orbàn, primo ministro d'Ungheria dal 1998 al 2002 e poi dal 2010 ad oggi, lancerà la sua ultima sfida a Bruxelles: un referendum con cui chiede agli elettori di respingere il meccanismo per un'equa distribuzione dei profughi tra i 27 membri dell'Unione escogitato dal Consiglio europeo, come, stando ai sondaggi, vuole il 72% della popolazione. Se la consultazione raggiungerà il quorum del 50% degli aventi diritto, l'Ungheria si chiamerà formalmente fuori dal piano di ripartizione e accetterà solo quei profughi che, a suo giudizio, hanno diritto all'asilo politico. Nell'ultimo anno, sono stati 520, mentre oltre 500mila sono stati coloro che, prima della chiusura della rotta balcanica e della costruzione dei «muri» ai confini con Serbia e Croazia, sono transitati dalla stazione di Budapest in rotta verso il Nordeuropa. Orbàn non ha risparmiato le parole per convincere i dubbiosi a votare no. Ecco alcuni degli slogan che riassumono il suo pensiero: «Per noi ogni immigrante, soprattutto se musulmano, rappresenta una minaccia per la sicurezza»; «Per l'Ungheria l'immigrazione non è una soluzione ma un problema, non una medicina ma un veleno, non ne abbiamo bisogno e non la tollereremo»; «Accettare il flusso migratorio nella sua forma attuale è come andare alla guerra con le mani alzate»; «O proteggiamo la nostra casa, o la perderemo»; «Il piano di distribuzione dei migranti è un complotto per esportare terroristi e criminali nell'Europa orientale»; «La decisione della Merkel di aprire la porta ai rifugiati è stato un atto di imperialismo morale». La soluzione per la verità piuttosto irrealistica - proposta da Orbàn è di costruire un gigantesco campo di raccolta in Libia, deportarvi tutti gli immigrati e poi dividere laggiù chi ha davvero diritto d'asilo da chi deve essere rimpatriato. Dall'attentato a Charlie Hebdo, il premier ungherese forse anche memore di un secolo e mezzo di occupazione turca - si propone all'Europa come unico vero difensore dei valori cristiani, anche se (per ora) i musulmani residenti in Ungheria rappresentano solo lo 0,2% della popolazione, e quelli dei suoi alleati nel cosiddetto gruppo di Visegrad Polonia, Slovacchia e Cechia - non sono molto più numerosi. Inutile dire che a Bruxelles sono furiosi per questo referendum, anche perché temono che la crociata di Orbàn (cui una volta Juncker, salutandolo, si è rivolto con un «buongiorno, dittatore») non si fermerà qui. Dopo avere introdotto nel 2011 modifiche costituzionali che limitano la libertà di stampa, i poteri della Corte costituzionale e l'autonomia del potere giudiziario, il premier si è fatto promotore di una specie di controrivoluzione culturale, che punta a modificare la natura stessa della Ue. Il suo obbiettivo è quello di una «democrazia illiberale» (sic), che riconosca il primato della collettività sull'individuo. Nei suoi discorsi, non nasconde né il suo disprezzo per gli eurocrati, né la sua preoccupazione per quella che chiama la decadenza morale dell'Europa. Tra le sue proposte, c'è una improbabile (per non dire impossibile) modifica dei trattati, che restituisca alle singole nazioni una parte dei poteri ceduti. Naturalmente, le probabilità che una nazione marginale come l'Ungheria, con i suoi 10 milioni di abitanti, riesca a imporre la propria visione dell'Unione è minimo. Ma, con il referendum di domenica, Orbàn potrebbe innescare un processo dagli esiti imprevedibili.